Le Opere Pubbliche

Una passeggiata per la Quinta Avenue di New York può dare la sensazione, se non si leva lo sguardo in alto verso la sommità dei grattacieli, di stare percorrendo un’arteria di una metropoli italiana, per quante sono nelle insegne dei negozi, le grandi firme di casa nostra. I nomi sono prevalentemente quelli dei creatori di moda che hanno affermato nel mondo il made in Italy. E conforta allora il pensiero che gli italiani non hanno esportato solo mafia, come spesso purtroppo raccontano i giornali e il cinema, ma anche tanti prodotti del lavoro e dell’ingegno che ci fanno onore. E non ci riferiamo ovviamente soltanto alla moda, ma soprattutto a quelle espressioni artistiche che portano nel mondo il segno del vero talento italiano.

Uno dei casi più significativi in questo senso è certamente quello del pittore e scultore romano Benedetto Robazza che, in un periodo di attività relativamente breve, ha già avuto tante e lusinghiere affermazioni in molte parti del mondo

LUCIANO LUISI

Raccolta a seguire orme di pensieri lontani e sentieri di lamenti taciuti, ogni scultura di Robazza, figura china e mesta, è la misura dolce di gesti e parole.

Inizia così, sommessa, la sua memoria, il suo racconto mai compiuto, il percorso che Robazza sussurra con sculture in bronzo, disegni, grafiche. Inizia il racconto di storie lontane. Sono storie che la mente pena e soffre.

Tutto sembra parlare di morte nella sua opera.

Come uomo in ascolto di lamenti, Robazza nutre speranze. Non ha pace a sentirsi in ascolto. La vita risorge ogni giorno dal silenzio della morte.

Questa attesa sussurrata da corpi dolenti, ma comunque in movimento, è forse il suo massimo impegno sociale. La vita come futuro (E poi domani…), la vita come amore che sta per giungere.

Cos’è dunque l’opera di Robazza? Teatro, paesaggio, memoria, spettacolo, quadro, segno, simbolo, realtà? La realtà di una presenza dolorante e gemente; soffocata e afflitta. Ciò che la realtà subisce non è la realtà della storia, La storia è ancora futuro. Essa è resa possibile. Dal suo dolore. Dalle sue lacerazioni. Ma da ogni zolla di terra sta germogliando la vita.

CARMINE BENINCASA.

La scultura di Benedetto Robazza ha la veemente potenza espressiva delle forze e delle presenze naturali. In Robazza, come in ogni vero artista, rappresentare significa ricreare dal profondo, con una carica di verità nuova, il mondo già esistente, così che ogni sua opera è in fondo una metafora esatta della vita, ma anche una rappresentazione diversa e divaricante della vita medesima. Egli, in tal modo, non si appoggia a stilemi artistici o estetici di diversa estrazione, avverte solo la necessità di essere se stesso, con la propria umanità di uomo e di artista, il senso di un dovere verso l’umanità, che poi è la molla prima atta a spingere un poeta verso le proprie realizzazioni, sempre alla ricerca di un traguardo nuovo, che trascenda e superi i precedente.

MASSIMO GRILLANDI

E’ un modello condizionato da due elementi estranei alla scultura che sono l’architettura e il simbolo; restano secondari; ma sono sempre presenti. Ogni opera d’arte di Benedetto Robazza si può incorniciare, o trattandosi di tre dimensioni sarebbe più proprio dire incastellare o inscatolare, dentro un solido geometricamente definito; ogni opera va pensata come per gli artisti del Medioevo sia sul piano reale sia sul piano simbolico. Ma è il modellatore che sempre più conta in Robazza: sia in quelle sintesi forti per cui i muscoli del dorso o abiti o criniere paiono creati con un colpo unico, sia quando, al contrario, la carnagione e l’epidermide vibrano di accurata cesellatura, quasi celliniane. L’ambientarsi competente nel grande e nel minuto fa di Robazza anche un ritrattista; allora l’architettura diventa anatomia e il simbolo psicologia.

RUGGERO ORLANDO

La statua di Federico II trasferita a Palazzo Ghislieri

La statua di Federico II ha lasciato Porta Bersaglieri, dove era stata collocata nel 1995, per essere installata nel cortile di Palazzo Ghislieri, sede del Museo Stupor Mundi, nell’omonima piazza che diede i natali all’Imperatore svevo.